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02/02/2004

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Con cosa? Con il sale

C'eravamo tanto amati un tempo, io e il limone col sale. Ah, che bruciante passione, quale ineguagliabile brivido, quanti furtivi incontri pomeridiani, dei quali era omertoso testimone solo il frigorifero. Grande festa, poi, quando arrivavano per posta aerea i pacchi confezionati da mia nonna: alla vista di quei limoni grossi come cedri, rugosi e di polpa promettente, era già acquolina in bocca. E il pensiero correva subito al sale. Niente rende solitari quanto i piaceri non condivisi e nulla sconforta di più del sapere di centinaia se non migliaia di limoni barbaramente zuccherati, di tante asprezze incomprese e non valorizzate, imbavagliate e spente per il gusto di palati poco arditi.
C'eravamo tanto amati e ora ci siamo ritrovati, io e il limone col sale. È un ritorno di fiamma che vive di ricordi, pallida riedizione delle fughe nei limoneti della campagna bagariota di certe familiari canaglie, munite di sacchetto di sale. Non sono più tempi. Ci guardiamo, io e questi striminzitelli da supermercato, entrambi raggrinziti alquanto, e facciamo i ragazzini, fetta dopo fetta. Un po' ci vien da ridere, ché non abbiamo più il fisico, ma l'intesa è la stessa: il sale è scelta di vita, comune vocazione e talento innato. Lo zucchero, bleah.


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