<$MTINCLUDE$ MODULE="left_side">


« Vedi alla voce Conferenziere nonché Gradito Ospite |  HOME  | Esco di rado (e parlo ancora meno) »

22/01/2004

<$MTENTRYCATEGORY$>

Dimmi con chi mangi

All'ora di pranzo, qui, succede né più né meno che quel che accadeva alle elementari: la gente si muove a grappoli e guai a scombinare le formazioni. Anni fa, quando fu il momento di salire sull'arca, ciascuno annusò quelli della propria specie: spontaneamente, si divisero le schiere.
Da una parte capetti, aspiranti tali e cronici leccaculo, dall'altra forza lavoro generica, a sua volta assortita per (in)competenze di genere.
Si lavora gomito a gomito nella stessa stanza, ma il pranzo è una faccenda animale e non ammette mescolanze di etnie.
C'è gente, addirittura, di irredimibile singletudine, che consuma sempre in solitario, e gente incollata a un dialogo di coppia, tu ed io, io e tu, senza requie.
Poi ci son quelli che squadra che vince non si cambia. Si tengono a braccetto più numerosi e tirano avanti così: non salutano nessun altro, evitano lo sguardo di tutti e rotolano nel fango di rapporti esclusivi.
Ferie, malattie e assenze varie sono un vero guaio. Per quanto sia nutrito il gruppetto d'appartenenza, la vita è bastarda e non dà mai certezze incrollabili: quando il piccolo impiegatuccio è pronto - bavaglino al collo e forchetta in mano - a riempirsi lo stomaco, già intristito da mezza giornata di lavoro, gli può accadere di guardarsi intorno e di trovarsi solo. Picci è a casa con la bua, Bambi è in ferie, Tatino s'è preso un giorno di recupero e Fofi è in giro a farsi i cazzi suoi. Pardon, è fuori "per servizio".
Ommamma e adesso? Smarrimento totale. E lì si vede di che pasta è fatta una persona. Lo sbarcalunario, per esempio, quello che ha sempre una carta da giocare, telefona subito a qualcuno che non vede da secoli, simula un ritorno di fiamma - ciao, sono secoli che non ci si sente, come stai? - e lo invita a pranzo.
All'eterno moccioso, invece, quel giorno lì, fa tanto male il pancino. O è inappetente. O ha da fare e deve per di più uscire prima. Proprio non può. Magari viene pure invitato da altri, ma niente da fare: senza gli amichetti del cuore, non si muove. Lui salta il pasto. Ah che schifo, la mensa! No, no, oggi ci si disintossica. È il genere di innocente cresciuto con la nonna - o addirittura anche con la mamma casalinga. Non è mai andato all'asilo, tutti i giorni alle quattro del pomeriggio ha sempre fatto merenda con pane e nutella, si sforza da sempre di essere "normale" e commestibile, ha orrore della diversità, si trascina dietro tremila complessi di cui nemmeno s'accorge ed è un perfetto uomo massa. Nella sua vita, non è mai stato solo un giorno. Forse nemmeno un'ora.
Poi c'è il tipo dal sangue freddo, quello che, se buca in autostrada, non ci piange sopra più di tanto. Scende, tira fuori la gomma di scorta e se la cambia da solo. Con una discreta faccia da kiulo, senso della convenienza e un certo apprezzabile spirito di adattamento, si aggrega ad altri primati non consanguinei, mangia, chiacchiera e se la fa passare allegramente. Il diversivo gli garba e lo considera una paura rilassante, tanto più che, a dirla tutta, quelli con cui s'accompagna abitualmente per convenienza lo annoiano a morte.
Infine, l'orgoglioso. I soliti noti non rispondono all'appello? Amen. Non chiede nulla a nessuno, si infila la giacca, esce e mangia con se stesso. Diceva Aristotele: colui che basta a se stesso è un dio o un animale.

Dimmi con chi mangi, insomma, e ti dirò in quale bambagia sei cresciuto.


9 Commenti

Shangri-la. Un weblog per tutti e per nessuno.

shangrila_blog@libero.it