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14/01/2004
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Adieu, Philippe
Philippe Matignon io ti ucciderò, sei troppo stupido per vivere. E lo farò stringendoti al collo uno di quei paradossi logici che escono dalla tua fabbrichetta, quelle calze autoreggenti che non reggono e - contaci - le stringerò attorno alla tua giugulare fino a che non avrai esalato l'ultimo rantolo. Perché non si può. Già una si alza la mattina con le corna storte, già sa che il cartello appeso dai soliti noti la sera precedente sul suo cancello - Mercoledì 14 gennaio, dalle ore 9.00 alle ore 11.00, non ostruire il passaggio - significa una sola cosa: la betoniera, il furgone, il tombino da spurgare, sailcazzocosa si pianterà davanti al cancello, di nuovo, nonostante la sfilza di madonne porconate all'indirizzo dei vicini. E infatti. "Deve uscire, signora?". "No, le pare? Io la mattina faccio sempre così. Esco tutta agghindata, con tanto di autoreggenti a rete - a proposito, le piacciono? -, mi godo questo bel freschetto e mi diverto a grattare il ghiaccio sul vetro della macchina con le unghie. Non si preoccupi, faccia pure con comodo, tanto Milano oggi è sgombra come Malpensa quando nevica". Santa impazienza. I vicini si stanno costruendo la reggia. Lei è un'archi-tetta. E si vede: l'insieme è, esteticamente, un orrore. Le canne fumarie per i camini, sproporzionate rispetto al resto della costruzione, sporgono in modo tale, dal tetto, che quando piove si inzuppano d'acqua, mentre i pluviali innaffiano a dovere i muri. Ma il tocco di genio รจ stata la decina di finestre alte e strette che si aprono sugli spigoli dei muri, una accanto all'altra. 'Na meraviglia. Un giorno è venuta a casa mia e ha avvisato, con quella vocetta fine fine, che avrebbe sfondato la recinzione e buttato giù qualche pianta perché lei doveva fare lo scavo per i suoi garage. "Eh?". "Ma io ho già fatto il disegno!". "Astuta! Lo rifaccia". Ma dico io. Comunque stamattina esco, cerco di frenare le eliche, mi accomodo in coda, arrivo sotto l'ufficio, compro il giornale e... argh. Più la tiri su, più scende giù. Philippe, oh, Philippe. Così virile che mi fai cascare le calze, letteralmente. Rimonto in macchina ed elaboro rapidamente un piano di recupero. Piano A: afferro la calza, la fisso ai molari e arrivo il ufficio con la preda tra i denti, stoica. Piano B: disinvolta, invio al collega un sms - Contrattempo. Arrivo tardi -, e mi teletrasporto a casa. Ah, no, il furgone piazzato davanti al mio cancello! Urge soluzione d'emergenza. Piano C: mi aggrappo al cellulare e chiamo l'unica infermierina dell'esercito della salvezza di mia conoscenza. "Mammmaaa, che ce l'hai un paio di collant da prestarmi?". "Cos'hai combinato?". "Non fare domande. Insomma, ce l'hai?". Ce l'ha. La mamma ha sempre tutto e mica l'hanno inventata per niente. Col sole negli occhi e l'acceleratore a tavoletta, mi precipito a casa della genitrice e ne esco come nuova. Di più, fiammante. Grazie 'ma. Eterna riconoscenza a te e applausi finali alla mia trappolina: sessanta chilometri, andata e ritorno, in mezz'ora, rifornimento compreso. Chapeu.
Shangri-La, 12:19:52
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