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13/01/2004

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Techne

Si avvicina con passo felpato e chiede. Rispondo. Mi dice che niente niente posso trovarmi da un giorno all'altro posseduta da presenze aliene, portatrici insane del morbo GUTD187161.
Suggestionata, alzo lo sguardo e mi pare in effetti di veder disegnarsi sopra la mia testa l'orbita circolare e tendente al precipizio di un'astronave. Sbarro gli occhi. Ma c'è questo esame, aggiunge, e quest'altro. C'è la scienza, la tecnica, la medicina. Puoi ancora salvarti.
La guardo allibita e mi chiedo perché diavolo non si possa tornare indietro col nastro, nella vita, e rigirare l'intera scena, con me che le faccio lo sgambetto, le pinzo le labbra con la cucitrice o alzo la musica a tutto volume: eh, cosa dici?, non sento niente, scusa!
Quando pensi che il destino sia una fesseria e che tutto possa capitare - tutto a chiunque, come detta il caso - è così. Tu sei preda, il resto del mondo predatore. Unico rimedio: santa madre tecnica. Lei sì che ti raccoglie e ti soccorre, si prende cura di te, crea quel che non c'è, distrugge quel che ti dà fastidio. Ah, la tecnica e il paradiso che ci sta costruendo. Che angoscia.


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