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09/01/2004

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Delle mosche al mercato

Carissimo Effe, ieri era l'8 gennaio. Che c'entra, dirai. L'8 gennaio del '21 nasceva Sciascia e una ricorrenza come questa val bene un po' di ortaggi, soprattutto dopo che per l'ennesima volta si fa torto - a mio parere - al fu Leonardo. Che poi a me la verdura piace e so quale uso farne.
Su Gnu non scrivevo da tempo e mica per niente. Mi è capitato di postare lì cose ben più commestibili di quest'ultima e di averne ricavato commenti analogamente irritanti. I soliti pidocchi riusciti, che si sentono qualcuno perché camminano sulle teste altrui.
Del resto, è proprio uno dei pregi di Gnu l'essere una finestra aperta sul cortile del condominio e sulle fontanelle aperte di certi crani. Orioles ha scritto un bel post, anche se non ne ho condiviso i contenuti, e soprattutto m'ha dato lo spunto per scrivere quel che da tempo mi frullava in testa in merito al rapporto tra la cultura siciliana e la sofistica.
Poiché l'occasione nasceva dal pezzo di Orioles, m'è sembrato giusto pubblicare anche su Gnu: giusto nei confronti del suddetto e giusto nei confronti di Sciascia. Ora tu mi dici: non era il contesto adatto. Certo che no. Potevo solo andare incontro al pubblico scherno. Figuriamoci, una cosa scritta così, a briglia sciolta, senza nulla concedere alla volontà d'essere didascalica: gli insulti erano scontati, soprattutto nella loro scompostezza.
Il 99% delle volte, chi ti rovescia addosso tutta la (poca) forza che ha nel braccio, perde a tal punto l'equilibrio che non bisogna essere certo dei samurai per mandarlo gambe all'aria semplicemente sfruttando la risposta elastica della sua stessa forza. Ma questi sono i più sprovveduti. Ci sono anche persone che mai si lascerebbero andare a commenti tanto sguaiati e tuttavia pensano con irritazione più o meno le stesse cose.
Ecco perché Gnu o non Gnu, poco cambia. La cosa che conta veramente è di altra portata. E cioè: su cosa si fonda la convinzione che tutto debba avere la stessa digeribilità di un piatto di semolino? Sono convinta, Effe, che l'accusa di incomprensibilità che mi si rivolge sia in malafede. Ci sono blog assai strombazzati (per ora, poi domani passa la moda e avanti un altro) che sono volutamente involuti. Non per complessità concettuale, ma perché così li rende lo sforzo di dotarsi d'uno stile originale senza che vi sia forza sufficiente, dietro, per trarne altro che un guazzabuglio di parole senza senso. Eppure, fior fiore di improvvisati critici letterari si mettono una mano sulla fronte e sospirano, anche perché non costa nulla, non è roba che ti mette in gioco, sono nulla più che trastulli del momento, di cui presto ci si sbarazza per noia.
Dunque, nel mio caso non è lo stile la pietra dello scandalo. E' un falso problema. Il problema vero sono i concetti. E qui viene il bello. Ora, prova a leggere in giro, Effe, certi post di contenuto tecnico. Non sono alla portata di tutti. Per lo più, è roba per addetti ai lavori. Accade forse che qualcuno s'inalberi e dica in modo aggressivo: che minchia hai scritto? Non accade. Perché che vi sia una "soglia tecnica" non da tutti attraversabile è cosa comunemente accettata. Anzi, "non capir niente di computer", come si dice, può esser perfino sbandierato con vanto. Ma quando si parla di cultura, di filosofia o di letteratura, allora no, i fegati sfrigolano. E qui veniamo al punto.
Che esista una "soglia filosofica" è per i più inaccettabile. Tutti pretendono di a) saper scrivere e dare lezioni di stile, nonché opinioni e commenti b) di saper affrontare alla pari di chiunque altro qualunque discorso (politico, filosofico, di critica letteraria, cinematografica e quant'altro). E' una delle tante pietose bugie della democrazia, una di quelle cose che alimentano l'immaturità collettiva, l'incapacità di accettare che esistono i talenti, che questi non si comprano e che su questi si costruisce a fatica e col tempo.
Io mi rifiuto di assecondare queste convinzioni. Porto già una maschera tutto il santo giorno, mi adatto a far conversazioni trite, a sorridere, a oliare i meccanismi di rapporti di convenienza, a parlare come magno, ma quando torno a casa o quando scrivo sul blog, no. Qui voglio essere me stessa, prendere o lasciare. E non dico "qui" in senso stretto. Dico: anche su Gnu. Qui "nel pensier mi fingo" una persona che da questa società, votata per invidia congenita al culto della mediocrità, ha avuto il benestare a poter alzar la cresta.
Perché vedi, Effe, questi signori che si stracciano le mutande per un post di media difficoltà io me li vedo dar esami all'Università studiando su testi ben più criptici e vantarsi di averne capito ogni singola parola, lodarli davanti al ricercatore portaborse che li sta interrogando e sentirsi così fieri della propria raffinata cultura!
Sicché, mettendo tra parentesi quelli che han solo voglia di dirti "ma chi ti credi di essere, mica ti abbiamo dato il permesso di tirar su la testa dalla fogna" e a costo di sembrare presuntuosa e antipatica, rivendico la libertà di scrivere di filosofia presupponendo, di fronte a me, un lettore in grado di capire. Uno che possieda gli strumenti per interpretare.
Oppure uno che abbia la voglia di impegnare la propria intelligenza per intuire a cosa alludo quando dico - riassumo in breve - che la sofistica mette in crisi il rapporto tra ontologia e parola, che questo rapporto è fondativo della dialettica logica di Platone e che per questo Platone assesta nei dialoghi il colpo decisivo alla sofistica, facendola passare per una pericolosa scuola di retorica, sganciata da qualsiasi etica. Lor signori non hanno capito o hanno finto di non aver capito, perché non era la solita sbobba sulla destra e la sinistra? Pazienza. Non voglio scrivere per tutti, oppongo un netto rifiuto a questa pretesa dittatura ecumenica.
Scrivo per chi capisce, per chi ha voglia di provare a farlo e per chi ha il genio di intuire che la scrittura è anche e soprattutto una musica: non è necessario cogliere tutte le note, è sufficiente invece, se l'armonia fa per te, godere dell'insieme.
Poiché all'estetica tengo molto, non ho intenzione - visto che un post non è un libro - di sacrificare lo stile frullando i concetti per farne un omogeneizzato Nipiol a uso e consumo di qualche suino, che peraltro priverei soltanto del gusto di concimare un po' in giro. Gesto del resto così liberatorio, quando si ha voglia di affermarsi a poco prezzo e a spese altrui.


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