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19/12/2003

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È caduto giù l'Armando

Qui ogni sei mesi eleggono il nuovo grande capo della tribù. Poi, in prossimità delle feste, danno la notizia in pasto al popolino esultante, che accende prontamente un falò e cannibalizza il cadavere del fu sterminatore di massa. Coi resti dello scalpo e degli zebedei, si addobba l'albero di Natale all'ingresso e, nell'attesa di mettere il bambinello nella mangiatoia vacante, si fanno girotondi di giubilo, in un tripudio post-comunista. Nell'interregno si decide, nell'ordine, di collettivizzare le derrate alimentari - caccia agli yogurt, sì! -, giustiziare il nuovo cuoco, far arrivare il deportato Giancarlovissani, numero di matricola 2822628, su un carro merci e schiaffarlo in cucina. La follia popolare dura poco. Le forze del nemico si riorganizzano in fretta e tutti sanno già che, a un mese dall'insediamento del nuovo gran capo, si alzerà unanime un coro: si stava meglio quando si stava peggio. Nostalgie passatiste o endemico decadentismo aziendale che sia, il popolino gode dell'apparente palingenesi. Che poi, si sa, veder cadere i potenti fa sempre bene al cuore. A Natale siamo più buoni, no?


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